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Il libretto postale resta a distanza di ben oltre un secolo dalla prima adozione una delle forme di strumento di risparmio maggiormente duttili ed adattive del nostro paese, strumento meno “impegnativo” e costoso nel mantenimento di un conto in banca tradizionale ma allo stesso tempo molto facile da utilizzare.

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La struttura non è molto diversa da una qualsiasi forma di buono di risparmio ma anche libretto bancario, ma i libretti postali sono strettamente sottoposti dalla Cassa Depositi e Prestiti e come qualsiasi altra forma di strumento finanziario postale, sono garantiti dallo stato italiano.

Muniti di IBAN, rappresentano la condizione “standard” per ricevere la pensione di milioni di italiani (è quindi anche compatibile con la ricezione di qualsiasi altra forma di bonifico, come lo stipendio), ed esiste  in due versioni principali, quello “ordinario”, nella sua tradizionale forma a libretto cartaceo, e lo Smart, la variante priva di qualsiasi forma fisica che viene utilizzata esclusivamente in forma digitale per le operazioni (attraverso una tessera simile ad una carta di debito, utile però solo per le operazioni presso gli ATM).

In tutti i casi la formula del libretto è la medesima: aggiungere fondi presso un qualsiasi ufficio postale, ma anche qualsiasi altra operazione è di natura immediata e gratuita, così come l’eventuale chiusura del libretto.

Se un libretto postale non viene utilizzato per oltre 10 anni entra in uno stato definito “dormiente” da Poste Italiane, che di fatto anticipa la chiusura inevitabile dello strumento: ogni anno le Poste sono costrette a chiudere definitivamente un considerevole numero di libretti, fornendo alla clientela una data come “termine ultimo”, che per il 2023 corrisponde al  29 giugno 2023.

Oltre questa data tutti i dormienti saranno chiusi e gli importi spostati provvisoriamente su un Fondo gestito da Consap, istituito ai sensi dell’art. 1, comma 343, della legge n. 266/2005 e disciplinato dal Regolamento di cui al D.P.R. 22 giugno 2007 n. 116, nelle modalità e nei tempi ivi previsti.

Tutti i titolari dei libretti, che sono preventivamente avvisati della chiusura possono fare comunque richiesta per ottenere gli importi presenti originariamente sul proprio libretto.

Alcuni di questi, come evidenziato dal portale ufficiale dei depositi dormienti, sono corrispondenti a enormi importi.