I giornalisti di Panorama hanno definito la sede milanese di Iliad qualcosa di più simile agli ambienti stravaganti degli uffici di Facebook e di Google che al quartier generale di una compagnia telefonica. E anche lo stile di Benedetto Levi è da vera startup. Peccato che i numeri di questo giovane gruppo che si prefigge di cambiare per sempre le regole della telefonia mobile in Italia, in realtà, siano ben altri.

Benedetto Levi su Panorama
Il magazine Panorama parla con Benedetto Levi del lancio di Iliad Italia. L’ intervista esclusiva all’ AD della compagnia telefonica. (FOTO: PANORAMA)

Un miliardo di euro che andranno ben spesi per alimentare quello che i giornalisti di Panorama hanno definito il quarto in comodo. Dopo Tim, Vodafone e Wind Tre, gli italiani avranno un’altra opzione da scegliere: Iliad. Succederà presto. Benedetto Levi, ribadisce, entro l’estate.

Ecco un piccolo pezzo, molto interessante, dell’articolo dell’ultimo numero di Panorama, dedicato a Iliad. Potete trovare l’articolo completo sul numero del magazine uscito il 5 aprile 2018:

E lo stesso Benedetto Levi – che si tiene ancora abbottonato sulle tariffe finali del nuovo operatore – ha definito la sua azienda “semplice e generosa”. Un approccio totalmente diverso nei confronti del clienti. È soprattutto questo quello che dovremo aspettarci da Iliad, oltre alle tariffe super low cost che Xavier Niel ha già lanciato in Francia, registrando un successo senza precedenti nel difficile e saturo mercato della telefonia.

Lo stile Silicon Valley, Levi lo anticipa con il suo look. Si presenta all’intervista con Panorama indossando un paio di scarpe da tennis vintage rosse, jeans e camicia bianca. Niente giacca e cravatta, ça va sans dire.

L’appuntamento è a Milano, nel cuore della nuova city, tra la sede di Google, il Bosco verticale e il gigante di cristallo della Regione Lombardia. Qui Levi ha «colonizzato» quattro piani di un palazzo. «Sarà il nostro quartier generale» spiega, mentre ci apre le porte del suo regno, per una visita in esclusiva. Usciti dall’ascensore sembra di sbarcare in uno scenario partorito dalla fantasia di Lewis Carroll, o meglio, una versione in chiave digitale del suo onirico Alice nel paese delle meraviglie. In realtà, assomiglia molto al campus di una big company americana, una via di mezzo tra Google e Facebook.

Le pareti sono trasparenti. Il vetro che arriva fino al pavimento abbatte i confini tra «dentro» e «fuori». I piedi calpestano superfici in legno, tappeti e prato sintetico. Poltrone e specchi in stile Luigi XVI si alternano ad altalene colorate appese al soffitto. Non c’è un ambiente uguale all’altro. Muovendosi nei corridoi ci si imbatte in sedute avveni-ristiche, sculture e coloratissimi murales di street artist, mentre sui vetri translucidi che suddividono gli spazi interni si muove indisturbata la sagoma di Pacman, la pallina gialla a caccia di fantasmini, star dei videogame vintage. Centinaia le scrivanie (per ora tutte vuote) illuminate, oltre dalla luce che irrompe dai vetri, anche da una scia luminosa che compie sinuose evoluzioni sopra le teste.
Accanto a noi un calciobalilla, ci sediamo a un tavolino in quella che sarà la caffetteria di Iliad. Sembra un drive-in anni Sessanta.

Ecco un paio d’immagini dell’avveniristica sede di Iliad:

Foto della sede di Iliad a Milano
Foto: PANORAMA

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